Quel ribelle di Freak Antoni

Autoritratto di Freak AntoniCi ha lasciati troppo presto e io l’ho conosciuto decisamente troppo tardi… Ma sono contenta di aver recuperato nell’archivio degli X-Files un’intervista che Freak Antoni mi concesse a Milano nel lontano 2007. Mi ero innamorata del programma radio “Pane, burro e rock and roll”, trasmesso ogni mattina sulle frequenze della mitica Rock FM, anch’essa prematuramente scomparsa. Mi presentai su appuntamento con due lattine di chinotto, ma quel giorno Freak non c’era. Le sue risposte arrivarono via email tempo dopo, cui aggiungeva le scuse per il ritardo “dovuto – disse – a impegni di lavoro e confusione mentale, soprattutto confusione mentale, ma anche impegni di lavoro”. Pubblicai tutto su un sito per cui lavoravo e che era dedicato a “quei giorni” di noi donne, niente di più pertinente. Ecco per esempio il consiglio di Freak agli uomini per sopravvivere alla sindrome premestruale: «Con il metodo dello struzzo, mettendo la testa nella sabbia, fingendo di non vedere». Continua a leggere

#cosavolevofaredagrande

Certo, ben otto mesi senza scrivere nulla… Ma che cavolo di blog è questo? Eppure è una delle prime cose che dico a chi vuole farsi un sito: se non sei sicuro di aggiornarlo, meglio che non lo fai. Però questo è anche il posto dove il mio “socio” Andrea e io scriviamo quello che ci passa per la mente quando ci va, il luogo dove a volte ci incontriamo, lo spazio dove sperimentiamo. E poi è anche il mio primo WordPress, che all’inizio mi sembrava complicato, e non avevo capito fin dove potesse arrivare. Adesso che, dopo tre anni, ho capito come funziona, mi sono chiesta se sia il caso di cambiare o modificare tema grafico, ma in effetti mi scopro ad avere gusto vintage anche qui, e questo Kubrick non mi ha ancora stancata!

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Pay with a tweet, il nuovo do ut des

quale valore?

In principio era il contenuto (testo, foto, video, codice…), poi sono arrivati i prodotti e il web 2.0 è stato più opportunamente battezzato “viral marketing“, che di 2.0 ha conservato poco. La creatività ne ha comunque guadagnato, perché i produttori hanno dovuto affidarsi alle meglio agenzie per stupire, incuriosire, far girare il messaggio.
Mi butto a pesce nelle discussioni degli amici che cominciano con “non capisco come ci si guadagna con internet”… Ricordate le magliette con su scritto “Coca Cola”? Magari la maglietta è gratis, ma se la indossi diventi un cartellone vivente. Il principio non è diverso. Gli sponsor sono ovunque, non facciamo nemmeno più caso agli ads di gmail, i banner in testata, i banner volanti, quelli che fanno capolino da sotto il background… Continua a leggere

The Wilderness Downtown

Ha già fatto il giro del mondo, The Wilderness Downtown è una vera demo multisensoriale, creata per mostrare le potenzialità dell’HTML5 ma anche per riportare l’utente a percorrere strade che aveva forse dimenticato. Da oggi essere chiamati “utenti” sembra davvero fuori luogo, con The Wilderness Downtown diventiamo spettatori, diventando un avatar in carne e ossa giovane e scattante che corre e suda nei luoghi della nostra infanzia. Sono proprio io, inseguita o preceduta da uno stormo di uccelli molto suggestivo. Le pop-up di chrome sbocciano sul mio schermo, che non mi è sembratmo mai così grande, e restituiscono la realtà (virtuale?) da diversi punti di vista. C’è anche un lieto fine, quello in cui una potente giungla di alberi conquista la terra. Emoziona come il cinema, stupisce come solo Google sa fare, Flash sembra solo un lontano ricordo. Continua a leggere