Certo, ben otto mesi senza scrivere nulla… Ma che cavolo di blog è questo? Eppure è una delle prime cose che dico a chi vuole farsi un sito: se non sei sicuro di aggiornarlo, meglio che non lo fai. Però questo è anche il posto dove il mio “socio” Andrea e io scriviamo quello che ci passa per la mente quando ci va, il luogo dove a volte ci incontriamo, lo spazio dove sperimentiamo. E poi è anche il mio primo WordPress, che all’inizio mi sembrava complicato, e non avevo capito fin dove potesse arrivare. Adesso che, dopo tre anni, ho capito come funziona, mi sono chiesta se sia il caso di cambiare o modificare tema grafico, ma in effetti mi scopro ad avere gusto vintage anche qui, e questo Kubrick non mi ha ancora stancata!
#cosavolevofaredagrande:
Da grande non avrei mai pensato di diventare quello che sono, ma adesso mi sembra normale essere qui: se nella Rete mi sento a casa, diciamo che questo blog è la mia stanza. Negli ultimi mesi mi sono ritrovata a scrivere un sacco di cose per lavoro: articoli pieni di tag ma vuoti di contenuti, articoli in stili diversi, diari di viaggio, report, progetti… Soprattutto sono stata travolta dal vortice dei social media, perché a un certo punto, mentre io ero seriamente impegnata a odiare Facebook, tutti gli altri se ne sono innamorati. Così per star dietro alle richieste, mi sono improvvisata “community manager”, cosa che penso sia successa ad altri colleghi copy. All’inizio mi sentivo ai lavori forzati, poi pian piano ci ho preso gusto, perché alla fine diffondere contenuti può essere un’occasione per leggere e imparare qualcosa di nuovo, bello.
Lasciando un attimo da parte Facebook, mi sono invaghita di Twitter. Mi piace la sua leggerezza, la necessità di escogitare poche parole, la sfida di incuriosire per portare, magari con ironia, a un certo contenuto. Mi colpisce la forza degli hashtags (hash + tag = mettere ordine nel disordine di parole). Ad esempio mi sono appassionata dell’hashtag #ioricordo, cominciando a seguire @IoRicordoGenova, bellissimo progetto che intende ricostruire quei giorni tramite la memoria collettiva.
Cosa volevo fare da grande.
Circa un anno fa ho intrapreso uno dei tanti progetti in stile “don chisciotte” (il mio socio sa di che parlo), e che avrei voluto portare a termine entro un anno, appunto. L’idea era quella di realizzare un video documentario in cui chiunque avrebbe potuto rispondere alla domanda “Cosa volevi fare da grande?”. Il finale avrebbe potuto essere scontato, come no. Una volta era diverso, studiavi da architetto e facevi l’architetto. Oggi le cose sono ben diverse. Insieme a due amiche ho messo in cantiere le idee: scriviamo le domande, scegliamo location ad hoc, giriamo, montiamo… Ma perché non fare un sito? Certo! Così ognuno può caricare su YouTube la sua versione.
Il mio slancio creativo si è esaurito presto, e a parte una serie di belle immagini in cui il mio amico Simone mi racconta in riva al mare cosa avrebbe voluto diventare e cosa è diventato, l’idea è naufragata.
Ho deciso di lanciare l’hashtag #cosavolevofaredagrande, chissà che leggere tutto insieme non sia interessante. Comincio io: “Ho studiato architettura per 8 anni, ma non è stata una grande idea, perché nella vita volevo fare altro #cosavolevofaredagrande”.






Veronica Della Rocca, scontenta come architetto, ha deciso di prendere la sua rivincita diventando un'appassionata della Rete. Resa celebre dal suo fritto misto, medita da anni di vincere l'Oscar.
Andrea Anzani, figlio illegittimo di Mac Gyver, è cresciuto dentro un computer senza vista mare. Per lui il codice non ha segreti, e ama risolvere problemi inutili. Sua la frase: «Basta fare ctrl+z e lui ritorna... come un cane fedele».
