gennaio 28, 2010 di webelin

Steve Jobs e il suo bambino, pesa 680 grammi ed è in ottima salute (foto presa da "Il Fatto Quotidiano").
Il gioco del “ti vedo/ non ti vedo” funziona, non solo nel sesso, ma anche nel commercio. Annunciare l’uscita di un prodotto per una certa data è strategia vecchia e consolidata, ma pochi possono permettersi di fare certe sorprese: è come mandare l’invito a un matrimonio senza rivelare il nome della sposa.
iTablet / iSlate / iPad… La Apple aveva annunciato per ieri sera l’uscita del suo nuovo device, o gadget che dir si voglia, lasciando tutti gli apple-dipendenti col fiato sospeso e scatenando un giro di scommesse in rete (tipo Oneapple.it) o sul sito Unweary.com, dove l’autore propone un gioco a punti (Unweary Prediction) per vedere chi ci azzecca. Una specie di test del quoziente intellettivo, ma riservato agli autentici smanettoni. Dulcis in fundo, qualche giorno fa Unweary Inc. ha lanciato attraverso l’Apple Store l’applicazione iPhone Predictionapp.com: “Stupisci i tuoi amici in tempo reale”, l’applicazione che stravolge il gossip, ve lo immaginate come può evolversi una cosa del genere? Non solo: quanto costerà la nuova tavoletta Apple, ma anche… George sposerà finalmente la Canalis?
Bon, alla fine la tavoletta mac si chiama iPad, somiglia a un iPhone di dimensioni spropositate e pesa ben 680 grammi (il mio Macbook Pro pesa due kili e mezzo e mi sembra fin leggero!). Se lo volete a tutti i costi, dovrete aspettare come minimo due mesi, almeno in italia, che è giusto il tempo per risparmiare i 500 dollari che servono per comprarlo. Sullo stile, niente da dire, ma parliamo dell’utilità… Leggere e-Book, navigare, guardarsi un film, be’ sì, farsi una partita ogni tanto, ma qual’è la vera rivoluzione? Guardo il mio Pro, e sembra dirmi: “Cos’ha lui che io non ho?“. E gli dò ragione.

Tag: Apple, Apple Store, fatto quotidiano, iPad, ipad apple, iSlate, islate apple, iTablet, itablet apple, Mac, MacBok, MacBook Pro, Prediction, Unweary
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novembre 19, 2009 di supertupet

foto di gnato
La moglie è preoccupata: riuscirà mio marito a installare il decoder? Forse sogna l’arrivo di un tecnico specializzato, sicuramente più figo del marito. Ma no, collegare il decoder al televisore sembra proprio una cavolata, persino quello sfigato di suo marito ci riesce. Ma che bello spot. Da pochi giorni in quasi tutto il Lazio è arrivato il segnale digitale e, tutto sommato, pare che non basti collegare due fili e schiacciare un bottone. Pare invece che al call center, gentilmente attrezzato dal ministero per lo Sviluppo Economico, abbiano chiamato in 100.000 solo nella prima giornata. Dove sono finiti i canali? Quanto costa il decoder? E se voglio vedermi una videocassetta? Sicuramente Scajola avrà tutte le risposte.
Personalmente questa cosa della tv digitale non mi piace. Perché non c’è scelta. Non che di televisione ne guardo molta, e nemmeno che sia un obbligo. Ma qualche masturbazione televisive ce l’abbiamo tutti, e non è lo stesso farsele al pc. Mi piace l’abbinamento divano-telecomando, mi piacciono le interferenze quando c’è il temporale, mi piace togliere l’audio quando c’è la pubblicità. Insomma, la televisione fa parte della mia vita.
Ho letto su un vecchio post del blog digitalwaves.splinder.com una bella spiegazione sulla differenza tra analogico e digitale. Non ho colto tutti i dettagli, ma mi pare di aver capito che il segnale digitale sia una ricostruzione della realtà, che può essere più facilmente manipolata e apparentemente perfezionata. Il risultato è comunque una realtà più povera di informazioni. Se così fosse, questo spiegherebbe perché l’Italia sia uno dei primi paesi in Europa nella corsa al digitale.
Tag: analogico, decoder, decoder digitale terrestre, digitale, digitale terrestre, dtt, segnale digitale, tv analogica, tv digitale
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novembre 2, 2009 di freaxed
Oggi ho letto questo fresco post sul blog di skype. In pratica si lascia intravedere la prossima apertura del codice sorgente di skype verso il mondo linux.
Non nego che in prima battuta la notizia mi ha emozionato! Ho iniziato a fantasticare iniziando a sperare di vedere a breve l’applicazione trasformarsi e integrarsi nei più impensabili e colorati modi possibili, preda di quell’umus creativo che solo le comunità open source riescono a creare.
Leggendo le poche righe si capisce chiaramente che si tratta solo di aprire il codice della UI (user interface, interfaccia utente). Quindi il cuore del programma (che lo ha reso tanto famoso e per alcuni aspetti imbattibile dalle cugine tecnologie VoIP) rimarrà sempre chiuso. Nessun segreto, né tecnologia svelata.

Ma d’altra parte.. che cosa sarebbe skype se perdesse la sua unica proprietà, ovvero il codice intorno al quale si è creato un mondo?
Solo fumo, niente arrosto.
Tag: blog skype, codice skype, codice sorgente, codice sorgente skype, codice UI skype, rivelato codice skype, skype, skype open source, sorgente skype, user interface skype
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ottobre 4, 2009 di webelin
Con questa frase Beppe Grillo ha concluso l’incontro di oggi pomeriggio al Teatro Smeraldo di Milano, che a partire dalle 15 è stato diffuso in streaming attraverso la rete, grazie a c6.tv. Nonostante diversi problemi di audio che andava e veniva, tutti abbiamo potuto seguire la nascita del nuovo moVimento promosso dal comico genovese, con la presentazione delle sue liste civiche.
Oltre allo scottante tema sul vergognoso scudo fiscale, sono stati affrontati molti altri discorsi e a noi in particolare preme ricordarne uno: quello che riguarda l’importanza della diffusione delle informazioni attraverso Internet. Ecco cosa ha dichiarato Beppe nella sua intervista apparsa ieri sul nuovo periodico “Il fatto quotidiano“: “Ci sarà la presentazione di un nuovo movimento, un movimento on-line: dunque non è un partito, non ha sedi, non ha organigrammi, non ha referenti provinciali, non ha controlli, non ha comitati”, e ancora “Noi siamo democrazia dal basso, ma con obiettivi chiari sull’energia, sull’ambiente, sulla mobilità, sulla sanità, sul wi-fi“.
Fa un bell’effetto sentire nella stessa frase le parole “democrazia” e “on-line”, in un paese dove stare dietro ai capricci delle compagnie telefoniche (Telecom in testa) è diventata la nostra croce quotidiana. Ci vuole un interprete per capire qualunque piano tariffario, e un avvocato se mai osiamo tentare di cambiare compagnia. Per non parlare dei soldi che ogni giorno tiriamo fuori dal portafogli per per comunicare, per lavorare, per sopravvivere. Se vogliamo tenerci informati, e anche questa è una questione di sopravvivenza, spegnamo di corsa la televisione e affidiamoci alla Rete. Tanto l’occhio critico ormai l’abbiamo sviluppato e sapremo sicuramente trovare un minimo di verità.
Tag: Beppe Grillo, c6 tv, democrazia, fatto quotidiano, liste civiche Grillo, movimento Beppe Grillo, Rete Beppe Grillo, Teatro Smeraldo, Teatro Smeraldo Milano, telecom, wi-fi
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