Meglio svendersi o non lavorare?

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libri senza limiti

Alcune personalissime considerazioni nella calura estiva, mentre il mio mac gode di ottima salute, rinfrescato dalle pale del ventilatore…

Il lavoro è l’insalatina, la bistecca è la vita“, così la pensa un mio amico, che potendo organizzare autonomamente il proprio lavoro cerca di concentrare gli appuntamenti in pochi giorni la settimana. Non posso che essere d’accordo con lui, purché lavorare poco e bene sia una scelta, non una costrizione. L’altro giorno ho sentito di sfuggita alla radio che il tasso di disoccupazione in Italia ha raggiunto il 29%. Che più o meno vuol dire che 1 italiano su tre. Sinceramente non posso considerarmi una disoccupata, perché sono una lavoratrice autonoma a partita iva e un po’ di lavoro ce l’ho. Poi immagino che tale dato si riferisse alle persone iscritte alle liste di collocamento, insomma gente che magari un lavoro ce l’aveva e poi a un certo punto l’ha perso.

Al di là dei dati statistici mi guardo intorno e vedo i miei amici. La gran parte di loro ha una laurea (di quelle lunghe), molti anche un master, un esame di stato, insomma gente che ha già speso un sacco di soldi per formarsi. Ma non tutti hanno un lavoro fisso, e oggi non avere un lavoro fisso, a tempo indeterminato, vuol dire essere in balia del vento. Essere lavoratore autonomo, fare parte del popolo delle partite iva, significa spesso e volentieri essere preso per il culo.

Ci sono aziende, grandi aziende, che si permettono di far lavorare la gente a cottimo. E questa gente si trova costretta ad accettare, perché l’unica alternativa è stare a casa. In principio io dico: ma stattene a casa a leggere un libro, alla fin fine è più conveniente. Ma purtroppo con la cultura non si pagano le bollette, e poi parlo così perché non ho figli e non ho il mutuo da pagare. Ma certe aziende non si fermano qui, prima di pagare uno stipendio, che stipendio non può dirsi, onorario forse, compenso maturato mensilmente, boh, fatto sta che prima di pagare ci mettono mesi. E quando intravedono una possibilità di fallimento o chiusura o cambio gestione, non pagano proprio. A quel punto il lavoratore non può mollare, perché se molla perde ogni speranza di vedere i suoi soldi, però vorrebbe mandare tutti a quel paese e chiamare un avvocato del lavoro. Sì, ma con quali speranze? E se la gestione cambia? E se ci rimette anche i soldi dell’avvocato?

Ci sono aziende, piccole, medie o grandi, che si permettono di ritardare i pagamenti, perché i soldi non ce li hanno, oppure aspettano anni prima di versare i contributi INPS dei dipendenti. Ci sono dirigenti che rubano direttamente, e nessuno ci fa più caso, tanto lo fanno tutti. Tutti cerchiamo lavoro, o un lavoro migliore, e tutti prima o poi ci ritroviamo a fare un lavoro che non è proprio quello che avevamo sognato, soprattutto dopo tanti anni passati a studiare. Penso sempre a tutti i miei amici, e anche a me stessa, tutti ci siamo ritrovati a dover “arrotondare”, in un bar, un negozio, qualunque cosa pur di stare a far niente. Meglio guadagnare poco che non guadagnare.

Il limite del libro
Si dice che a tutto c’è un limite, il mio l’ho chiamato il “limite del libro”, e l’enunciato dice più o meno così:
“qualora un lavoro sia poco retribuito, retribuito con mesi di ritardo, o peggio ancora NON retribuito (stage, promesse di un futuro luminoso, e compagnia bella), bisogna considerare l’idea che sia meglio leggere un libro, spendendo meglio il proprio tempo”.
Leggendo si arricchisce la propria conoscenza, e, in teoria, si aumentano le possibilità di vendersi. Ma soprattutto, NON lavorando per qualcuno che valuta poco e niente il nostro lavoro, evitiamo di fargli un favore. Non lo danneggeremo ovviamente, perché in coda siamo tanti, però almeno non gli faremo un favore.

Il tempo è denaro
Non pretendo di spiegare la crisi economica con poche considerazioni da profana, ma penso spesso al fatto che quando non guadagno non spendo. Ed è curioso, perché la gran parte degli annunci di lavoro richiedono venditori. Chi non lavora ha un sacco di tempo libero, il tempo di leggere con attenzione i prezzi e controllare la qualità di un prodotto. Non è mai stato più vero: il tempo è denaro. Mentre paghiamo le multe, le tasse, la spesa, ricordiamoci anche di fissare il nostro limite del libro.

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5 Risposte a “Meglio svendersi o non lavorare?”

  1. Giovanna Dice:

    e allora scelgo, come li spendo e allora scelgo come li spendo… sarebbe a dire come mi vendo.
    La famiglia Rossi (che aveva ragione) e anche tu ce l’hai!

  2. anthropika Dice:

    E-Book gratuito:
    I CONCETTI CHIAVE DELLA REALIZZAZIONE PERSONALE

    http://anthropika.wordpress.com/

    Grazie per l’ospitalità.

    Buona giornata.

  3. Fra Dice:

    Concordo al 100%!!! Bisogna che le persone siano informate su quello che sta succedendo al mondo del lavoro!!! massima diffusione all’articolo!

  4. Framzero Dice:

    Ottimo pensiero. Condivido… Sto facendo delle ricerchine da profano per trovare parole per spiegare quello che provo nei confronti del lavoro: io la penso come Bukowski (che pure, a volte, ha lavorato come un matto); se posso non lavorare non lavoro, l’importante è la serenità. Forse è ozio o forse no, chi lo sa.

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