Slumdog Millionaire, una spot-fiaba

By supertupet

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A nove mesi dalla sua uscita sugli schermi statunitensi i premi vinti da Slumdog Millionaire, l’ultimo film di Danny Boyle e Loveleen Tandan, sono quasi cento: perché?

Dal punto di vista narrativo si tratta di un impianto a intreccio, la storia è infatti centellinata attraverso dei flashback che seguono le domande della popolare trasmissione Chi vuole essere milionario? Jamal (Dev Patel), un indigente teenager di Mumbai, decide di partecipare al gioco. Fino all’ultimo pensiamo che la sua intenzione sia quella di diventare ricco, ma capiremo pian piano qual’è il suo vero scopo. Orfano dall’infanzia, Jamal non è mi andato a scuola, a malapena è riuscito a sopravvivere grazie a piccoli furti e truffe, insieme al fratello maggiore. Eppure conosce tutte le risposte.

L’intreccio, per cui l’ordine cronologico dei fatti viene alterato, non fa che aumentare la suspense per tutta la durata del film. Lo spettatore è messo nelle condizioni di tifare per Jamal su diversi piani: vuole che vinca il milione, vuole che si ricongiunga al suo grande amore, vuole che si riscatti dalla sua condizione. Mentre l’interesse è tenuto vivo da questi tre desideri, se ne avvera un quarto: a vincere sono tutti gli indiani telespettatori che seguono l’ascesa di Jamal, perché per un attimo possono sperare: se ce l’ha fatta uno di loro, ce la può fare chiunque.

In Slumdog Millionaire si individuano diversi piani narrativi, distribuiti nel tempo. Abbiamo Jamal bambino, Jamal adolescente, e Jamal oggi. La nostra simpatia per lui non fa che crescere. Scaviamo ancora un po’, e per farlo mi aiuto seguendo il testo di Art Semiology elaborato da Cinzia Ligas e Fausto Crepaldi, autori anche di Pincipi di Netsemiology.

Greimas, linguista e semiologo del ‘900, ha teorizzato uno schema interpretativo valido per tutte le forme di narrazione. Secondo il modello di Greimas esistono sei  ruoli narrativi: soggetto (chi compie l’azione), oggetto (meta dell’azione), aiutante (che aiuta il soggetto), opponente (che ostacola il soggetto), destinante (mandante del soggetto all’inizio della  narrazione), destinatario (a cui viene affidato alla fine l’oggetto della narrazione). Nella pellicola il soggetto è Jamal, la sua meta è Latika (l’attrice Freida Pinto), il suo aiutante è sempre Jamal (bambino e adolescente), ma anche l’amore che prova per Latika, l’opponente è il fratello Salim che si riscatta nel finale diventando il suo aiutante. Il destinante in questo caso è il regista Danny Boyle, i destinatari siamo noi spettatori, ma prima ancora è il popolo indigente dell’India, che si riconosce nel soggetto.

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3 Risposte a “Slumdog Millionaire, una spot-fiaba”

  1. Barabba Marlin Dice:

    Finalmente ho beccato qualcuno che pensa come me che “The millionaire” sia una cag°°°°°°a pazzesca? (scusate il “°” ma non trovavo gli asterischi, non sono abituato a censurarmi, ma in casa d’altri cerco di essere educato) e quello che mi fa più incazzare è che Boyle è un regista che amo.

  2. Barabba Marlin Dice:

    Ah, avevo letto solo l’incipit dalla home, ma non lo avevo mica capito che era l’introduzione del post, e sono saltato ai commenti. Ad ogni modo trovo questo film furbo, di una furbizia puramente commerciale; sorvolo sulla forzatura che un ragazzo senza istruzione possa in un modo o in un altro vincere un gioco di cultura generale, ci sta, è una non-verosimiglianza che accetto, quello che non accetto è che l’unico movente che ha spinto quel ragazzino a partecipare al gioco sia quello di farsi vedere dalla sua innamorata, infischiandosene dei denari, questo è un film da quindicenni innamorate, e da Boyle non me lo sarei mai aspettato, autore duro e puro, ma anche capace di film delicati come “Millions”, che nonostante l’affinità nel titolo col film anglo-indiano, è un signor film.

  3. webelin Dice:

    eh sì… in effetti sono cose che succedono solo nelle favole! Ma, ti dirò, nella finzione della fiaba, Boyle riesce a raccontare un sacco di cose, purtroppo molto reali. Grazie del commento! :)

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